43^ Giornata Nazionale per la Vita. “Libertà è Vita”

«Qual il senso della libertà? Qual è il suo significato sociale, politico e religioso? Si è liberi in partenza o lo si diventa con scelte che costruiscono legami liberi e responsabili tra persone? Con la libertà che Dio ci ha donato, quale società vogliamo costruire?» Sono le domande da cui muove il messaggio del Consiglio permanente della Cei per la 43esima Giornata per la vita che, come tradizione verrà celebrata in tutte le comunità domenica 7 febbraio.

Partendo dalla libertà limitata sperimentata nei giorni del lockdown, i vescovi si interrogano sui rischi di una libertà che non solo si può perdere ma che si può anche usare male, cedendo a una cultura «pervasa di diritti individuali assolutizzati» e che quindi «rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente». Affinché il binomio “vita e libertà” costituisca un’alleanza feconda e apre il cuore umano alla felicità, occorre quindi introdurre altri due concetti, responsabilità e verità. Urgente però ridefinire il signoficato autentico di queste parole, inquadrandolo nella prospettiva della persona da intendere come “fine ultimo” capace di rigenerare l’orizzonte globale della società e della Chiesa.

Fonte: https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/giornata-per-la-vita-cei-2021

Vita. Non tutto è «diritto», manteniamoci svegli

Bellissimo il tema che i vescovi italiani hanno scelto per la prossima “Giornata per la vita”: due grandi beni a confronto – libertà e vita – oggi sempre più catalizzatori dell’attenzione generale. È una riflessione che riprende il tema della Giornata 1991, «Amore per la vita: scelta di libertà», e che ancor più ci riporta al significato della Giornata in sé.

Non va dimenticato, infatti, che fu istituita quando nel 1978 fu approvata la legge sull’aborto, per dire che la Chiesa «veramente non può rassegnarsi e non si rassegna» allo scarto legale dei bimbi cui viene impedito di nascere, come scrisse il vescovo Pietro Fiordelli proprio su “Avvenire” il 22 maggio 1979, e per tenere sveglie le coscienze rispetto alla possibile assuefazione. Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria ha contribuito non poco alla riflessione generale: mi ha molto colpito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, parlando nel luglio scorso di libertà nel contesto della pandemia, disse che «occorre tener conto anche del dovere di equilibrio con il valore della vita, evitando di confondere la libertà con il diritto di far ammalare altri». Credo che a maggior ragione la libertà non possa essere confusa con il preteso e falso “diritto” di togliere la vita ad altri.

Il legame tra libertà e vita è talmente profondo – scrivono i vescovi – da essere inscindibile, tanto che la violazione dell’uno lo è anche dell’altra, e viceversa. Un messaggio illuminante in un contesto culturale che interpreta la libertà come autodeterminazione assoluta, frutto di un soggettivismo debordante che erige a “diritto” qualunque istanza individuale senza tener conto della vita umana, men che meno se è la più piccola, povera e inerme. Secondo questa linea di pensiero, i comportamenti non sarebbero scelti perché buoni in sé ma buoni perché “liberi”; le azioni non sarebbero veramente buone o cattive, migliori o peggiori, ma solo diverse.

La vita nascente è il terreno in cui massimamente si può osservare fino a che punto arriva la corruzione della libertà. È stato detto che “aiutare le donne a non abortire è un attacco alla libertà di scelta”. Ma come è possibile ritenere un attacco alla libertà l’aiuto, la condivisione delle difficoltà, l’offerta di sostegno? E poi, perché la libertà dovrebbe essere declinata solamente sul versante dell’aborto e non su quello dell’accoglienza dei figli? Complice di una simile interpretazione di libertà è la menzogna operata con varie operazioni semantiche (o con la censura) che nasconde la verità dell’altro diminuendone o azzerandone la dignità umana.

Invece la libertà è intimamente connessa alla verità (ecco perché non dobbiamo stancarci di ripetere che il concepito è uno di noi) e ha una forte componente relazionale: l’accoglienza della vita è condizione di libertà, e il vertice della libertà è l’amore. Ciò vuol dire che nel momento in cui ciascuno prende una decisione deve tener conto della vita altrui, altrimenti la sua non è libertà ma sopraffazione. “Non uccidere” è il primo passo verso un cammino di vera libertà. Dire “sì alla vita” di tutti, onorando in tutti dal concepimento alla morte naturale quell’inestimabile valore chiamato dignità umana, è il criterio decisivo per distinguere la vera dalla falsa libertà e dare compimento – come hanno scritto i vescovi – a una libertà che può cambiare la storia.

La Giornata per la Vita è dell’intera Chiesa italiana, ma il Movimento per la Vita da sempre avverte la responsabilità di esserci, partecipare, animare, stimolare, di essere a disposizione, di far sì che la Giornata non sia l’evento di un giorno ma l’occasione per rinvigorire tutto l’anno l’unità e le forze per costruire insieme la civiltà della verità e dell’amore. E della vera libertà.

Marina Casini Bandini è presidente del Movimento per la Vita

Fonte: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/vita-commento-marina-casini-bandini

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