LA SFIDA DELL’AFRICA: ENERGIA PULITA E ACCESSIBILE PER TUTTI

Gli occhi del mondo sono puntati sull’Africa per il futuro della transizione energetica. Il Continente sta adottando soluzioni per le energie rinnovabili su larga scala, necessarie a garantire a tutti un accesso all’elettricità affidabile, conveniente e sostenibile. I motivi sono diversi e tutti strettamente connessi: l’Africa, sebbene sia responsabile di una piccola quantità di emissioni di carbonio e consumi (solo il 4% dell’energia a livello globale), è oggi l’area del mondo più vulnerabile ai cambiamenti climatici e il continente dove la popolazione crescerà di più.

Paradossalmente però, l’Africa è stata finora lasciata fuori dalla transizione energetica: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), solo il 2% degli investimenti mondiali per le rinnovabili negli ultimi due decenni sono stati fatti nel continente africano, dove il tasso di elettrificazione è sotto il 50% e dove vivono più di 900 milioni di persone ancora prive di accesso a combustibili, tecnologie e acqua pulita per cucinare (clean cooking).

SENZA AIUTI E INTERVENTI URGENTI PER STIMOLARE L’ENORME POTENZIALE AFRICANO, 

ENTRO IL 2030 CI SARANNO 2,1 MILIARDI DI PERSONE, DI CUI QUASI LA METÀ IN AFRICA 

SUB-SAHARIANA, CHE NON POTRANNO ACCEDERE A ELETTRICITÀ E ACQUA PULITA

AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA (IEA)AGRI-HUB IN COSTRUZIONE, WOTE, CONTEA DI MAKUENI

Lo scenario rischia di peggiorare quando la domanda stimata di energia aumenterà entro il 2040 del 60%, di cui circa il 45% in Africa sub-sahariana. Numeri che rendono bene l’idea della sfida che l’industria energetica, prima ancora dei governi, ha di fronte per ridurre la forbice della povertà energetica e garantire l’accesso universale all’energia. Lo scenario rischia di peggiorare quando la domanda stimata di energia aumenterà entro il 2040 del 60%, di cui circa il 45% in Africa sub-sahariana.

Nel contesto della transizione energetica, Eni è impegnata a migliorare l’accesso all’energia nei Paesi che ospitano le sue attività, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, contrastando al tempo stesso il cambiamento climatico.

Il modello scelto da Eni, basato sul cambiamento del suo mix energetico, guida l’integrazione della sostenibilità in tutti gli ambiti di attività: dalla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra al rispetto per l’ambiente, dai diritti umani alla formazione delle persone, dalla promozione dello sviluppo locale all’accesso all’energia. Questa sfida impone una decisa accelerazione nella riconversione di processi industriali in settori strategici, come quello dei trasporti e dell’agricoltura, verso nuove tecnologie in grado di generare energia pulita e creare nuove opportunità di lavoro.

In questa ottica, Eni ha investito 105,3 milioni di euro nel 2021 per finanziare iniziative a lungo termine, mirate a favorire accesso a energia, acqua e servizi igienici, diversificazione economica, tutela del territorio e formazione nelle comunità locali in cui opera: la quota maggiore delle risorse (37,1 milioni di euro) sono state destinate al continente africano. Investimenti che si aggiungono ai 191,4 milioni di euro stanziati nel biennio 2019-2020 e ai 425,3 milioni di euro programmati per il quadriennio 2022-2025.

IN ENI SENTIAMO CON FORZA LA RESPONSABILITÀ DI CONTRIBUIRE A DARE ACCESSO ALL’ENERGIA A TUTTI, 

SOSTENENDO LO SVILUPPO DEI PAESI IN CUI SIAMO PRESENTI, 

E RAGGIUNGERE LE MASSIME AMBIZIONI DELL’ACCORDO DI PARIGI

CLAUDIO DESCALZI, AD DI ENI / “ENI FOR 2021 – A JUST TRANSITION”

Tra i progetti avviati in Africa, molti di essi puntano sull’economia circolare, in linea con la strategia del gruppo, presentata a marzo 2022, che rafforza gli obiettivi di decarbonizzazione di Eni per raggiungere le zero emissioni nette al 2050. In questo percorso, anche i biocarburanti avranno un ruolo chiave accelerando la transizione verso la mobilità sostenibile. Settore in cui si inseriscono i progetti innovativi portati avanti in Africa, a partire da Kenya e Congo, per sviluppare filiere di agri-feedstock: l’agricoltura industriale orientata alla produzione di materie prime per le bioraffinerie.

I progetti consentono il recupero di terreni marginali: si basano, infatti, sulla coltivazione di piante che non entrano in competizione con la catena alimentare, e valorizzano così aree abbandonate, minacciate dal cambiamento climatico, dalla desertificazione, dall’erosione e dall’inquinamento. Il modello produttivo prevede che i prodotti agricoli confluiscano negli agri-hub, centri di raccolta e spremitura dei semi prodotti, dove l’olio vegetale estratto viene poi inviato alle bioraffinerie per creare biocarburanti.

In Kenya e Congo, Eni ha avviato iniziative d’integrazione verticale con l’obiettivo di assicurarsi volumi di olio vegetale in un contesto di mercato sfidante in termini di prezzi, domanda crescente di energia e disponibilità di oli sostenibili. I due Paesi saranno in grado di produrre volumi importanti di agri-feedstock già a partire dal 2023.

La ricerca di nuove opportunità nella filiera agro-industriale è stata avviata anche in Angola, Mozambico, Benin, Ruanda, Costa d’Avorio, Algeria, Kazakistan e Italia con l’obiettivo di coprire il 35% dell’approvvigionamento delle bioraffinerie del gruppo entro il 2025, grazie all’integrazione di feedstock, inclusi rifiuti e scarti (waste & residues). In tutti i paesi dove Eni ha stretti accordi collabora con governi, centri di ricerca e università locali.

Continua a leggere: La sfida dell’Africa: energia pulita e accessibile per tutti (greenandblue.it) (Fonte)

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