Coronavirus. Scuola, cosa c’è dietro la grande crisi

11 Gennaio 2022 da Eugenio Mazzarella*


L’intreccio (potenzialmente disastroso) tra inverno demografico, declino della figura genitoriale, slittamento delle relazioni nel mondo virtuale dei social. E la Dad come catalizzatore
Sull’attuale dilemma della scuola – tenerla aperta o rimandarne l’apertura di qualche settimana, affidandosi alla didattica a distanza per superare l’ondata pandemica – il mio sommesso parere è che, per forza di cose, la scelta sia tra una ritirata ordinata o, da qui a una settimana, una rotta disordinata. Qualche nozione di strategia consiglia che solo tenere i ranghi ordinati consente di avanzare di nuovo appena possibile. E tuttavia non è questo punto, grave ma congiunturale, del disagio provocato ai nostri giovani dalle difficoltà della scuola e dalla Dad che voglio affrontare. Piuttosto vorrei sottolineare un’evidenza: l’attuale disagio scolastico, che misuriamo al punto di pensare in questa fase a un sostegno piscologico di massa a ragazzi e ragazze, è solo un potente catalizzatore di un disagio strutturale e multifattoriale.


Disagio cui concorrono nell’ordine: 1) l’inverno demografico, che ha fatto avanzare la figura sociale del “vivente terminale”, la diffusa situazione che moltissimi decidono o subiscono di non avere figli, o in coppia di averne al più uno; il che fa avanzare la connessa figura sociale dell’orfanità fraterno-sororale, la perdita cioè della presenza accanto a sé di fratelli e sorelle; 2) la simmetrica ridondanza, che vi si somma, della figura genitoriale; nella crisi della famiglia che vede nella storia di un bambino più adulti incarnare il ruolo genitoriale, quando ciò non parta già nel concepimento surrogato in vario modo; 3) la conseguenza che ne viene dai due punti precedenti della crisi del triangolo edipico classico, madre-padre-bambino, affrontata spesso nella solitudine del figlio unico; 4) lo slittamento della relazione sociale nel virtuale, sui social, i cui effetti di distorsione emotiva sono una delle evidenze della Dad; 5) l’irresponsabile ammorbante peana alla società onlife (sempre connesa e in linea…) che viene dal mondo delle ITC e dell’intelligenza artificiale, il cui reale progetto sembra piuttosto essere uno scenario alla “Matrix”, con umani allevati per essere spremuti nelle loro energie esistenziali-relazionali (il vissuto basico di comunità e di comunione che dovrebbe reggerne l’essere al mondo) come puri esemplari di homo consumens nelle stile del supermercato di massa dalla mega-macchina economico-sociale finanziarizzata, che non è più al loro servizio ma di cui sono al servizio.


Una somma di fattori, tutti questi, che concorrono a un disastro epocale, per i millennials e tanto più per nativi digitali, di cui non c’è sufficiente coscienza, e per cui ci sarebbe bisogno di una rinnovata critica dell’economia politica. Di come cioè la polis (la città, la nazione) stia perdendo l’oikos (la famiglia, la casa) sostenibile di cui i suoi individui hanno bisogno; mentre per lo più la critica di tutto questo è delegittimata come passatismo apocalittico. Senza neanche avvedersi del vantaggio che, su questo scenario, stanno acquisendo, quanto al futuro, per restare nelle distorsioni competitive della globalizzazione, le società tradizionali-autoritarie. Modelli nei quali i vissuti comunitari paiono – paiono! – meglio garantire culturalmente e/o politicamente rispetto alle nostre società occidentali, che subiscono invece il ritorno del represso esistenziale, ancorato alla comunionalità del nostro esserci, nelle forme deviate di autoritarismi e di fenomeni sociali segnati dalle regressioni nelle pulsioni relazionali (uomo-donna, intergenerazionali, tra livelli sociali differenti) di cui non c’è niente da stupirsi per chi conosce qualcosa della grana fine di cui è fatta la nostra umanità.


Ci intratteniamo con le app e siamo solo applicati al niente di noi dopo di noi, mentre lo stupido entusiasmo per l’onlife nasconde la più prosaica realtà del controllo sociale e delle economie di scala – tutte meno quella esistenziale, quella veramente fondamentale – dello smartworking (come lavoro da remoto, variante universale globale del lavoro a domicilio). La difficoltà della scuola, la Dad ha fatto da catalizzatore al disagio giovanile preesistente che viene da tutto questo. E spiega anche la disperazione di tenere in piedi la trincea della scuola per farvi fronte. Il motivo per cui la scuola dovrebbe essere in capo alle agende del futuro per le nostre società, tenendosi però lontani – metto le mani avanti, conoscendo i miei polli – da ogni pedagogismo funzionale a fare dei ragazzi delle mere rotelle pronte per l’ingranaggio del Leviatano economico-finanziario di cui siamo sudditi rassegnati o peggio ancora stupidi ed encomiasti. Per le scuole, aperte o chiuse, e per la nostra società nel suo intero, Hic Rodhus, hic salta. Questo è il punto decisivo.


*Ordinario di filosofia teoretica, Università Federico II di Napoli

Fonte: Avvenire

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