È vero che quelli che vanno in chiesa si sentono migliori?

Le seguenti considerazioni mi sono state suggerite da una discussione (amichevole) avuta con degli amici sull’argomento.

Mia nonna materna mi raccontava che la domenica, come tante mamme di quella generazione, si faceva tre km a piedi, con due bambini in braccio e altri due (non ricordo se diceva altri due o tre) che le camminavano a fianco. La domenica mattina si andava a Messa. Punto. Non ho mai avvertito dalle persone di un tempo la sensazione che andare a Messa suscitasse in loro la sensazione di essere migliori. Qualcuno potrebbe obiettare che a quel tempo tutti andavano a messa. Non è vero. Soprattutto per gli uomini. Si andava a Messa perché si percepiva la gravità (in senso positivo) del gesto che si compiva. Si sentiva la santità di Dio come un richiamo alla coscienza. Si andava a Messa e il termine di confronto era Dio, non il prete né come si comportavano gli altri.

Oggi sento dire a tanti che non vanno in Chiesa perché non vogliono confondersi con coloro che vanno solo per farsi vedere la pelliccia o si battono il petto mentre poi si comportano peggio di quelli che non vanno. Sembrano argomenti un po’ retrò e superati. Eppure, circolano ancora

Come scuse, sono ottime. Come argomenti ragionati, molto meno. Direi che il giudizio sul quale stiamo argomentando porta dentro di sé un difetto strutturale: pecca di moralismo. E il moralismo, pare, è presente dappertutto. Purtroppo.

La verità è che si va – o non si va – in Chiesa semplicemente perché uno vuole – o non vuole – andarci. Stop. Non c’è bisogno di tirare fuori dal cappello argomenti magici per darsi una copertura di correttezza morale nel giustificare le proprie scelte. Si deve essere solo maturi abbastanza da metterci serenamente la faccia e assumersi la responsabilità di queste scelte.

Le persone che “vanno in Chiesa” e si sentono, nella loro superbia, migliori di quelli che “non vanno” (o anche di altri che “vanno”) avrebbero lo stesso identito atteggiamento – e lo hanno – anche in qualsiasi altro ambiente fuori dalla Chiesa. Non è la Chiesa il problema. È l’animo delle persone. E quelli che non hanno un animo retto sono più un problema che un vanto per la Chiesa. E persone che si sentono migliori degli altri esistono, naturalmente, anche fuori dalla Chiesa.

Non credo che l’argomento meriti altre considerazioni. Tranne uno:

La verità è che quelli che faticano di più a vivere i il vangelo sono proprio coloro che ci credono – proprio perché credono – e sanno quanto sia difficile viverlo. Nel loro cammino inciampano nel peccato, cadono, si rialzano e riprendono il cammino, ogni volta con un livido in più impresso dentro l’anima. È difficile che questi si sentano migliori, perché sono coscienti della loro fragilità.

Forse è il caso che ci occupiamo di argomenti più importanti.

Enzo Caruso

Appunti di Viaggio

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